The Witch – Un film pervaso dal Male

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Una famiglia timorata di Dio vive in una fattoria vicino ad un bosco dove, si dice, vive una Strega.

Accadono cose strane, accadono cose terribili.

Siamo noi a farle accadere o è Lui?

Dovremmo smetterla di parlar di generi, ragazzi. Di genere si deve parlare solo per i film di genere, punto. E non sto nemmeno a spiegarvi quali sono i film di genere, perchè quando ci troviamo davanti ad uno di essi lo si capisce molto bene. Agli altri film invece, incasellandoli, facciamo un danno grandissimo, sono semplificazioni che odio ed ho sempre odiato.

Definire The Witch un horror non ha alcun senso. Allontanerebbe tutta quella gente che ama il bel cinema ma che appena sente quella parolina, horror, non arriva nemmeno alla seconda riga.

Dovremmo andare un po’ più a fondo, un po’ più sull’argomento semmai. E definirlo magari un film del filone demoniaco (che non per forza comprende gli horror).

Ma sbaglieremmo ancora.

The Witch
The Witch – Locandina

E allora niente, allora diciamo solo che The Witch è uno splendido film sul Male, ma non di quelli in cui il Male ha bisogno di manifestarsi suonando la grancassa, no, ma di quelli in cui il Male è quasi sempre nascosto eppure in qualche modo onnipresente, che lo percepisci ma non lo vedi, uno di quelli che ti fanno vivere in una dimensione altra, minacciosa, trascendentale, quasi mistica.

Prendete l’ambientazione e i personaggi di Stop the pounding heart di Minervini, mescolateci il divieto del bosco di The Village e poi aggiungete le atmosfere di Antichrist (per le streghe) e di quel capolavoro che è Picnic ad Hanging Rock (atmosfera ipnotica e maledetta molto simile). Anche se il riferimento che più mi piace ricordare è probabilmente quel mezzo capolavoro di Sauna da cui riprende molto, le ambientazioni, il periodo storico, il fortissimo lato metaforico e l’uso dei luoghi come simbolo.

Una famiglia (europea, giunta in America) fugge (o viene bandita) dalla colonia religiosa dove viveva e si rifugia in una fattoria dove tenta di vivere solo con quello che si procura e produce. Ferventi cattolici, grandemente timorati di Dio, i membri vivono costantemente sotto gli insegnamenti (e soprattutto le minacce) dei testi sacri. Padre (voce meravigliosa), madre, una ragazzina, un ragazzino, due gemelli più piccoli e un neonato; cinque figli insomma, anche perchè trombasse quella moglie più de 5 volte ce vole coraggio.

The Witch

Sta di fatto che mentre gioca con la sorella più grande il neonato scompare. Qualcuno o qualcosa l’ha portato nel bosco. E sì, a farlo è stata una strega, una creatura, il film ce lo mostra subito, praticamente nella prima scena dopo il prologo.

Potremmo credere che questo sia l’inizio di un horror quasi “canonico”, tornando a sopra. E invece no. E invece comincia un film che lavora per sottrazione, uno di quelli che stai lì, sempre col dubbio se quello che accade sia reale o trascendentale.

Succedono cose strane (a la Nastro Bianco), si dicono cose strane, gli stessi membri della famiglia iniziano ad incolparsi l’uno con l’altro. I gemellini giocano sempre con un caprone che, dicono, gli parla. Un coniglio appare più e più volte. E c’è quel bosco…

The Witch è straordinario nel mescolare credenze, paure e superstizioni dell’epoca. Lo spettatore è confuso, non sa se sta vedendo un film sul Demonio o semplicemente le cronache di una famiglia pazza imbevuta di religione. Sì, è vero, c’è quella strega iniziale; sì, è vero, di simboli e situazioni inquietanti ce ne sono tante, ma la certezza che quello che stiamo vedendo non sia “solo” qualcosa di reale è forte.

The Witch

La ragazzina (splendida attrice) sembra essere sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Gli stessi gemellini accusano lei di essere la strega. Fino a quando sarà lei stessa ad accusare loro, loro e quel caprone con cui giocano sempre. Il padre ama tutti, cerca di tenere i pezzi insieme, cerca di capire (ma sempre obnubilato dalla sua accecante fede), la madre invece, un po’ pazza e un po’ distrutta dal dolore, comincia a credere che quella figlia che mai ha amato possa veramente essere causa di tutto.

Accadranno cose sempre più brutte, qualcun altro sparirà, altri moriranno, ormai siamo dentro ad un imbuto malefico dal quale è impossibile uscire.

Splendidamente fotografato (con una luce sempre freddissima), splendidamente recitato, questo è un piccolo film che assomiglia tanto ad una perla rara per quanto diverso dalle solite cose.

Non un capolavoro, certo, per quella parte iniziale forse troppo tirata per le lunghe, per una sceneggiatura abbastanza spartana e con pochi guizzi, per una confusione, almeno a mio parere, tra il ruolo “fisico” della strega (delle streghe) e quello molto più astratto e trascendentale del Demonio.

Ma a vincere è l’atmosfera (aiutata anche da una colonna sonora molto inquietante) che, almeno nella seconda parte, è magnifica, compressa in quella asciuttezza, in quell’essenzialità.

The Witch

Ci sono scene formidabili, come quella, indimenticabile, della “possessione” del bambino (che attore ragazzi, che attore!). Un “vedere la luce” finale che ha pochi eguali nel cinema recente, da brividi! Ci sono loro che ascoltano litigare i genitori nella notte, c’è un uso delle luci naturali (specie candele) magnifico, c’è lo scontro tra la ragazza e sua madre, con quelle urla “Ti amo!” che è qualcosa di struggente. Non mancano gli inserti horror (la strega che mangia nella stalla, che sia una visione o no, è tanta roba), ma sempre calati in uno sfondo molto reale. La minaccia “famigliare” è pari a quella mistica del Male assoluto. Le due cose si confondono, anche lo spettatore è portato a capire a chi e cosa credere.

C’è la sensazione che questo piccolo film sia un film “importante”. Uno di quelli che racconta con maggiore visionarietà, originalità e forza una tematica pazzesca come quella dei fondamentalismi religiosi, specie in un’epoca, il 1600 (secolo in cui il film è ambientato) in cui questi fondamentalismi si mischiavano, mai come allora, con paure ancestrali, superstizioni e terrori dell’ignoto.

The Witch

Alla fine avremo una risposta, alla fine la verità verrà fuori.

Qualcuno si addentra nudo nel bosco, qualcuno che, forse, poco prima, ha messo il suo nome in quel Libro.

Nella fattoria resta più nulla. Poco prima un caprone si era alzato su due zampe. Black Phillip lo chiamavano. Si dice che parli.

 

Giuseppe Armellini
ilbuioinsala.blogspot.it

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