Quo Vado? – Il nuovo Fantozzi

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Checco è un pigro quarantenne che vive ancora coi genitori, è fidanzato con una ragazza a lui devota che spera invano di portarlo alle nozze e, soprattutto, lavora in provincia con un posto fisso, sua unica e vera ragione di vita. Quando il Governo decide di riformare la Pubblica Amministrazione, una zelante dirigente statale fa di tutto per costringerlo alle dimissioni, ma Checco, pur di non perdere l’ambito privilegio, resiste indomito, sopportando ogni spostamento. Un giorno però, spedito fino al Polo Nord, Checco incontra Valeria, una bella e brillante ricercatrice che, forse, potrebbe cambiare il suo modo di pensare…

40 anni fa, una commedia riscosse un grande ed inaspettato successo e diventò, anno dopo anno, prima un fenomeno di costume, e poi, una volta radicalizzatasi nella nostra cultura, una pietra miliare del cinema italiano. Un’opera atemporale e avvolta da un’aura mitica, grazie alla sua straordinaria capacità di capire, interpretare e portare sullo schermo le complesse dinamiche di una società indolente e meschina, solo apparentemente dedita al lavoro e alla produzione. Quel film si chiamava Fantozzi e con Quo Vado? ha finalmente trovato il suo erede.

Da oggi in poi sarà infatti perfettamente inutile realizzare documentari, inchieste e speciali per descrivere l’Italia odierna: basterà mostrare (da noi e all’estero) Quo Vado?, ultimo film realizzato dalla milionaria coppia Nunziante/Zalone, che, per inciso, è la loro opera più riuscita in assoluto. Un esilarante manifesto del nostro Belpaese e una satira sociale di qualità eccelsa. Quo Vado? fa morire dal ridere e lo fa dal primo all’ultimo minuto. È più coeso, leggibile, intelligente, arguto, caustico e godibile di qualsiasi altro film interpretato dal comico barese, che ha trovato finalmente un perfetto equilibrio tra gag e pensiero.

L’Italia, tra una risata e l’altra, ne esce a pezzi, ma l’italianità si salva in corner. Zalone rilegge tutti, ma proprio tutti, i luoghi comuni legati al mondo del lavoro, della meritocrazia, dei “cervelli in fuga”, del gender, della famiglia del nuovo millennio, delle minoranze etniche e religiose, non solo utilizzandoli come volano per le proprie gag, ma riuscendo a mostrarne i limiti e i paradossi. La porzione di film ambientata a Bergen, in Norvegia, è un vero e proprio trattato di sociologia e quarant’anni fa Woody Allen o Monicelli l’avrebbero fatta uguale.

Gran merito della riuscita del film va ascritto anche alle due coprotagoniste femminili, la simpatica Eleonora Giovanardi, che pur non facendo nulla di particolare regge alla perfezione il gioco di Zalone e Sonia Bergamasco (splendida cinquantenne) che conferisce sostanza al personaggio della spietata dirigente Sironi, che pare uscita da un film di Monicelli. Efficace anche il cameo di Lino Banfi, fiero esponente di una Prima Repubblica la cui esistenza, a ben vedere, è ben lungi dal terminare.

Quo Vado? Potrebbe seriamente diventare il maggiore incasso italiano di tutti i tempi ma francamente e con buona pace degli “autori”, non vedo all’orizzonte un film migliore di questo per rappresentare in modo efficace, lucido e disincantato il nostro Paese, oggi. Proprio come fece Fantozzi, quarant’anni fa.

 

Andrea Chirichelli
www.playersmagazine.it



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