Cinema e TV: meglio il doppiaggio o le versioni originali?

Siete Italiani, avete vissuto in Italia tutta la vostra vita. Siete cinefili: guardate moltissimi film, vi considerate degli esperti. Avete un debole per qualche autore in particolare, ad esempio Woody Allen o Stanley Kubrick. Avete visto tutti i loro film, conoscete i dialoghi a memoria. In italiano. Al cinema, in televisione; anche dopo l’avvento del DVD, non vi siete abituati ai sottotitoli, e vi piace il doppiaggio italiano, il migliore del mondo. Se vi riconoscete in questo ritratto, magari con qualche modifica, ho una notizia per voi: non avete mai visto un film di Woody Allen o di Stanley Kubrick, o di chiunque sia il vostro regista preferito.

In Italia il doppiaggio, retaggio del fascismo e del nostro analfabetismo dominante nella prima metà del secolo scorso, ha una tradizione molto forte, ed è utilizzato praticamente in ogni adattamento di produzioni straniere, dai documentari alle serie televisive. Gli adattamenti sono spesso ottimi; a volte, nei casi in cui adattare è praticamente impossibile (i Monthy Python, o i film di Austin Powers), le versioni nostrane propongono versioni radicalmente diverse da quelle originali, interi dialoghi vengono reinventati per il nostro pubblico. Ma anche quando i doppiatori cercano di essere il più possibile fedeli ai dialoghi che traducono, tutte le opere doppiate sono molto diverse da quelle originali. La nostra abitudine al doppiaggio ci ha tolto molto.

La recitazione è una componente centrale di qualunque film. Il ritmo del linguaggio, la scelta delle parole, i riferimenti culturali danno forma alla narrativa, e sono parte integrante della visione di tutti coloro che sono stati coinvolti nel progetto. Ci sono eccezioni: Sergio Leone non capiva bene l’Inglese, ma lo usava nei suoi film. Per un regista “visivo” questo approccio può funzionare, per altri, come Allen o Scorsese o Lumet, questo non conta. Sentire le voci originali, e possibilmente capire quello che dicono, è l’unico modo per vedere un film così come inteso da coloro che l’hanno creato. Guardare una versione doppiata è un compromesso, e a volte, come nel caso di To Rome With Love di Woody Allen o Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee, è il modo migliore per rovinare il film. Se si ama il cinema, fare lo sforzo di seguire le versioni originali è fondamentale. Nonostante questo, in Italia le possibilità per fare questo sono poche, e poco viene fatto per combattere questo problema, perché per molti non è un problema. Anche grazie ad alcuni miti da sfatare:

Il doppiaggio italiano è il migliore del mondo.

Questa affermazione, molto comune tra i cinefili italiani, è molto difficile da comprovare o smentire. Esistono analisi comparate del doppiaggio in diversi paesi? Quanti di coloro convinti di questo fatto hanno davvero gli strumenti per capire quanto sia preciso? La verità è che ci abituiamo ad un linguaggio con grande facilità, e per molti di noi sentire film in italiano è semplicemente l’unica realtà a cui siamo abituati. Non è raro sentire dire che alcuni attori siano “meglio” doppiati che in originale (esempi classici: Stallone e Schwarzenegger). In effetti i doppiatori hanno tutti voci da “attori”, suonano bene, sono impostate e precise, e quando il doppiatore è ai livelli di un Giancarlo Giannini, l’effetto è spesso straordinario. Ma una volta abituati a questo stile di recitazione, l’impatto con la recitazione vera, dove gli attori usano la loro voce a prescindere da quanto sia fragile o poco seducente (come nel caso di De Niro o Pacino) può essere traumatico. Il doppiaggio disabitua a uno stile di recitazione più naturalistico ed emotivo. Disabitua al vero cinema. Lo stato della recitazione in Italia, non esattamente esaltante, sembra fare i conti con questa disabitudine, vittima di un paradosso dove le produzioni estere sembrano venire da un’Italia più pulita, in cui tutti parlano una versione idealizzata della nostra lingua.

E c’è anche un altro problema: se un tempo la scuola del doppiaggio nel nostro paese aveva gli strumenti per produrre prestazioni di un certo livello, i budget odierni, molto più ridotti, hanno radicalmente diminuito la qualità media. Un attore, per prepararsi ad un ruolo, impiega spesso mesi a diretto contatto con gli autori del film e i suoi colleghi. Un doppiatore ha spesso solo qualche settimana a sua disposizione. Anche se fosse un genio, non ha nessun modo di offrire una prestazione anche lontanamente paragonabile a quella originale.

Leggere i sottotitoli impedisce di godere dell’aspetto visivo dei film.

I sottotitoli sono usati nella maggior parte dei paesi del mondo per permettere la fruizione della grande maggioranza delle produzioni straniere, con l’eccezione dei film per bambini. Questo non impedisce a nessuno di godersi nessun film. Leggere i sottotitoli richiede un periodo di apprendimento, ma dopo pochissimo tempo seguirli diventa molto semplice. E nel caso dell’inglese, lingua piuttosto semplice e comune, la lingua principale nel cinema internazionale, non ci vuole molto per cominciare a capire anche senza sottotitoli. La pratica di guardare film e serie TV con sottotitoli è una lezione di lingua gratuita, efficace e divertente. Chiunque abbia girato il mondo avrà notato quanto la competenza linguistica della popolazione (in particolare dei più giovani) sia legata alla quantità di tempo a cui si viene esposti ad una lingua straniera.

In questo senso, è difficile non pensare che la mancanza di esposizione alle versioni originali di film e serie TV abbia instupidito il paese. Gli italiani all’estero sono conosciuti per la loro difficoltà non tanto nel parlare un’altra lingua, ma di accettare che esistono altre lingue. Vedere un gruppo di italiani tentare di fare un’ordine in un bar di un altro paese è un’esperienza inquietante: molti sembrano convinti che parlando molto lentamente in italiano riusciranno a farsi capire. Forse, se avessero sentito George Clooney parlare in inglese, si sarebbero posti con maggior forza il problema di comunicare in un altro modo. Come succede in gran parte degli altri paesi europei e non. Ed è un forte segnale della civilizzazione di un popolo.

Questo non è un attacco ai doppiatori. Il doppiaggio esiste in tutto il mondo, è fondamentale per l’animazione, per la televisione, per la programmazione per gli anziani e i più piccoli. Oggi, grazie alla sempre maggiore importanza dei videogiochi e la maggiore diffusione degli audiolibri, le possibilità di lavoro per i doppiatori continuano a crescere. Negli Stati Uniti, un paese con pochissimi adattamenti rispetto al nostro, i doppiatori sono importantissimi, tanto da avere documentari dedicati a loro.

Il problema italiano non è il doppiaggio quanto la difficoltà nel reperire versioni originali, in particolare al cinema. A Roma, città enorme, ci sono solo due sale che propongono film in versione originale (Nota dell’editore: questo articolo è stato scritto nel 2012 e non rispecchia necessariamente la precisa situazione odierna). La situazione non migliora quasi da nessuna parte nel nostro paese, mentre in molte capitali europee la scelta è decisamente maggiore. Chiedere ad esercenti e rappresentanti dello stato di agire per migliorare le situazioni non è particolarmente utile. La situazione è grave, e il livello di disabitudine della nostra popolazione rispetto al doppiaggio è tale da rendere la programmazione in lingua originale antieconomica e ben poco popolare. Ma l’iniziativa personale può aiutare ad abituare piccoli gruppi ad esplorare il mondo. In varie città italiane stanno nascendo circoli di appassionati che mettono su proiezioni di film in lingua originale in piccoli cinema.

Una delle mie scene preferite di un film con Woody Allen è in Provaci Ancora Sam. Il personaggio di Allen è fuori con una ragazza, e decide di andare in un bar poco raccomandabile. Un gruppo di motociclisti enormi lo prende di mira, e uno di loro prende il suo bicchiere e lo rovescia sul tavolo. Allen, nervosissimo, commenta “Oh guarda, ha inventato la grandine!”. Quando ho visto per la prima volta il film in versione originale, sono rimasto sorpreso dallo scoprire che quella battuta era assente. Era stata inventata dai doppiatori italiani. Ma al di là di quel momento, prova del genio di molti dei nostri professionisti del doppiaggio, mi sono reso conto che per quanto adorassi Provaci Ancora Sam, non l’avevo mai visto. Ora so che è ancora meglio di quello che conoscevo. Non ho mai avuto l’esperienza opposta.

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